Lite con inseguimento, ragazzo investito a Firenze: il sindaco chiede aiuto al governo

"Non abbandoniamoci alla logica della fatalità" ha detto Dario Nardella


Il primo cittadino del capoluogo toscano interviene in Palazzo Vecchio per una comunicazione sull'inseguimento avvenuto dopo una lite tra due nuclei di nazionalità macedone e che ha causato l'investimento di un ragazzo di 29 anni.
Per il giovane è in corso l'accertamento di morte cerebrale presso l'Ospedale di Careggi.

Nardella sottolinea che è in corso una verifica dei fatti da parte della magistratura inquirente e ringrazia il personale medico di Careggi, gli psicologi del Comune di Firenze ed i Carabinieri per la tempestività di intervento.

"I carabinieri nell'immediatezza del fatto hanno effettuato due arresti ed altre due persone sono denunciate a piede libero. Sono tutti residenti da più anni in città presso il Poderaccio. Ci aspettiamo massima serietà nel punire i colpevoli. Non possiamo rassegnarci alla logica della fatalità. Con il Presidente Mirko Dormentoni abbiamo deciso di creare un momento di dibattito pubblico al Quartiere 4 a partire dalle 17 e 30. Ho dato disposizione agli uffici di revocare l'alloggio ai responsabili. Il Comune si costituirà parte civile nell'eventuale processo che si dovrà aprire.
Esprimo dispiacere e sorpresa e condanno lo scontro politico e l'attacco da parte di alcune forze politiche. E' il momento del dolore e dell'abbraccio della comunità fiorentina a famiglia ed amici di duccio.
Non mi sottraggo alle domande e sono tenuto a respingere le accuse infondate. Quanto accaduto ieri conferma la nostra opera di contrasto alle occupazioni abusive e ne è esempio lo smantellamento dell'Olmatello ed i 40 sgomberi effettuati senza mai ricorrere alla violenza durante la nostra legislatura.
Il poderaccio. Deve essere chiaro che la nostra posizione è stata quella della chiusura del campo senza mai cambiamento di idea tanto che questo obiettivo è nel programma di governo ed è stato per metà già conseguito con il dimezzamento delle presenze e con lo sgombero e le demolizioni. Ho fatto personalmente due sopralluoghi e credo che nessun sindaco abbia mai messo piede nell'insediamento prima di me. Altri sopralluoghi sono stati effettuati dai miei colleghi".
 Ed ancora "Sulle assegnazioni mi sono espresso in passato con l'intento di evitare veri e propri ghetti che determinano tensione sociale e forte percezione di insicurezza esprimendo la necessità di apportare modifiche alla legge regionale. Proposte che nascono dalla necessità di garantire una migliore integrazione fuori da qualsiasi intento discriminatorio. Firenze si è battuta per superare i villaggi rom, un modello di integrazione che non funziona. Siamo i primi a dire che non basta fermarsi qui, nonostante le forze utilizzate siamo pronti a collaborare con chiunque voglia aiutarci a risolvere questa situazione e non siamo avvezzi allo scaricabarile".

"Rilancio l'appello al ministro della Giustizia Alfonso Bonafede affinché si dia seguito alle nostre denunce e si dia massima attenzione a quanto accaduto, i colpevoli devono pagare sulla base del principio della certezza della pena. Invito la cittadinanza a mantenere la calma ed a partecipare uniti al cordoglio, richiamo tutte le forze politiche a non avallare iniziative che incitino alla violenza e all'odio razziale, come sindaco e primo cittadino e padre di tre figlio sento il dovere di stare accanto ai miei cittadini e di combattere al loro fianco per avere la serenità di vivere la nostra città, ma la vendetta e la violenza non ci restituiranno Duccio. Firenze mette al centro la legalità e la giustizia anche se si parla di accoglienza. Chi commette un reato ne è personalmente responsabile. La nostra città non è razzista e non cerca vendetta e non vuole la gogna ma giustizia.
Se il ministro dell'Interno Matteo Salvini vuole aiutarci ha l'occasione ora di destinare a Firenze più uomini più mezzi e più risorse. Faccio queste richieste da tempo perché come sindaco ho il compito di rappresentare e difendere i miei concittadini da quanto sottrae loro tranquillità. Se il governo vuole ci troverà pronti a collaborare".

Le reazioni politiche all'intervento del primo cittadino 

Questa la dichiarazione dei capigruppo di Forza Italia Jacopo Cellai e di Fratelli d'Italia Francesco Torselli insieme al consigliere Mario Tenerani "Il sindaco Nardella ha chiesto al Consiglio comunale di 'tenere bassi i toni', noi non ci stiamo. Siamo vicini al dolore della famiglia del nostro giovane concittadino vittima di questo episodio di brutale criminalità, ma diciamo no all'ipocrisia. Ciò che è avvenuto ieri all'Isolotto è il frutto avvelenato non di un presunto clima di razzismo, che a Firenze non c'è e non c'è mai stato, ma dell'ambiente criminale rappresentato dalla comunità rom che vive dentro il campo del Poderaccio. Lo dicono i fatti che abbiamo a più riprese documentato, l'ultima volta lo scorso aprile. Per non parlare degli appelli del sindaco al governo nazionale: prima si dice che Firenze chiede da tempo aiuti per sicurezza e legalità, poi si punta il dito contro l'attuale governo. Ma i governi Letta, Renzi e Gentiloni che hanno fatto per aiutare Firenze? Forse Nardella vuol dire che i governi PD non rispondono alle sue richieste di aiuto? È arrivato il momento di dire chiaro e forte che i campi rom nelle nostre città vanno chiusi, e per chi ci abita non offriamo nessuna scorciatoia: se vogliono vivere all'interno delle nostre comunità si diano da fare, dimostrino di voler davvero rispettare le regole, di impegnarsi a portare i propri bimbi a scuola, trovarsi un lavoro e pagare le tasse. Non ci sono alternative: la politica della sinistra per l'integrazione ad ogni costo ha fallito, se ne prenda atto e si agisca di conseguenza. La misura è colma".

L'intervento del Capogruppo del Partito Democratico in Consiglio comunale "Quello che è successo ieri in Via Canova è qualcosa di inaccettabile: le strade di un quartiere attraversate da un folle inseguimento in auto di personaggi appartenenti a diverse famiglie rom residenti nel Campo del Poderaccio. L’epilogo di questa folle corsa è stato drammatico. Mentre siamo qui, Duccio Dini un giovane, che domenica andava a lavoro, è stato travolto ed è oramai alla fine della sua vita. Il quartiere sconvolto. La città angosciata. E l’esito poteva essere ancora più tremendo. Altri hanno rischiato di essere coinvolti in questa tragica follia. Alla famiglia, agli amici, ai compagni di lavoro di Duccio la vicinanza mia e dei consiglieri comunali del gruppo PD. Noi chiediamo che rapidamente i responsabili siano sottoposti a processo, vogliamo, come tutta la città chiede, giustizia. Ora è tempo della solidarietà e di stringersi attorno alla famiglia, agli amici, al quartiere dell’Isolotto. Comprendiamo la rabbia, l’inquietudine che si crea in questi casi, però alle forze politiche credo spetti il compito di rispettare il dolore e di ribadire con le parole e i fatti che siamo una comunità che, come altre volte, uscirà unita da questi momenti drammatici. Per questo non dobbiamo accettare strumentalizzazioni, dichiarazioni avventate o iniziative di divisione che alimentano il rancore e la rabbia. Non si può negare che quanto è successo proviene anche da una situazione complessa come il Campo del Poderaccio, qui l’Amministrazione comunale ha lavorato con politiche volte al suo superamento. Questo è l’obiettivo che abbiamo perseguito e stiamo perseguendo. Come è stato fatto per l’Olmatello così sarà fatto anche il Poderaccio. Atti concreti sono stati fatti con continuità e progressione, come ha ricordato l’assessore Funaro in questi giorni alla stampa, altri ne seguiranno. Però i Comuni hanno bisogno di non sentirsi soli nell’affrontare le emergenze e le situazioni di marginalità. Occorrono azioni e risorse, collaborazione piena dello Stato. Pochi mesi fa abbiamo attivato “Il patto per una Città sicura” con il Prefetto e il Ministro dell’Interni, perché abbiamo bisogno di un alto livello di controllo e di operatività in tema di sicurezza urbana, oggi di fronte a questi eventi drammatici chiediamo al nuovo Ministro della Giustizia ed al Ministro dell’Interno di garantire il massimo impegno nel perseguimento dei responsabili ed il supporto alle azioni del Comune di Firenze per la legalità e la sicurezza urbana".

Miriam Amato, consigliera aderente a Potere al Popolo: "La famiglia ha tutta la nostra solidarietà. Mentre eravamo colpiti dallo stupore di quanto avvenuto la destra cittadina ne ha approfittato immediatamente, strumentalizzando l’accaduto: per questa gente se Duccio Dini è in questo stato non è colpa dei quattro diretti responsabili, ma di tutta la comunità ROM. Le responsabilità sono individuali, il clima di razzismo fomentato dalle destre non deve far presa nel sentire comune. Non siamo nuovi a questo tipo di equazioni. Per la destra, ogni volta che uno straniero povero commette un crimine, la sua colpa si estende immediatamente a chiunque non possegga la cittadinanza italiana da più di tre generazioni. Anche stavolta la morte di Duccio verrà utilizzata contro persone che non hanno condiviso nessun atteggiamento criminoso, la cui unica colpa è quella di vivere al Poderaccio. Certo, il campo Rom è un problema, in primo luogo per chi ci vive. Il Poderaccio, il vecchio Masini, l’Olmatello, si sono riempiti a più ondate in seguito alla crisi economica che colpi l’attuale territorio della Macedonia, e successivamente alle due guerre di Jugoslavia e del Kosovo. Si tratta dunque di persone fuggite da condizioni disastrose che hanno trovato rifugio ai margini della nostra città, spesso in condizioni di estrema precarietà. La giunta Primicerio si incaricò di dare una prima sistemazione alla comunità Rom fiorentina. Nacque da quel tentativo il progetto di via del Guarlone: un gruppo di case in muratura espressamente costruite per ospitare famiglie Rom che, avendo seri problemi di documentazione anagrafica, non potevano accedere alla graduatoria ERP. Fu un progetto azzeccato: le famiglie di via del Guarlone vivono in condizioni molto meno insalubri rispetto a quelle cinquanta che abitano le casette di legno del Poderaccio. Sarebbe bastato ripetere l’esperimento per sottrarre ulteriori nuclei familiari al degrado, alla miseria e quindi ai circuiti di sostentamento extralegali. Anche intorno al Poderaccio si sono susseguiti tutta una serie di progetti di interazione con la comunità, che se non ne hanno risolto i problemi materiali, hanno comunque permesso che i bambini di cinquanta nuclei potessero andare a scuola, va salvaguardato il lavoro di questi anni degli educatori. Noi non ci faremo assoldare nella guerra al povero, che sfrutta fatti si sangue per tradurre responsabilità individuali in responsabilità etniche. Noi siamo pronti invece, in qualsiasi momento, a combattere la guerra alla povertà, non solo nelle sacche di marginalità della nostra città, ma nei quartieri popolari dove si eseguono 130 sfratti al mese, nei posti di lavoro dove i contratti sono sempre più miseri e precari, nella perdita di salute e di diritti a cui ormai anche la popolazione Toscana non è indenne. In questo clima discriminatorio si instaura un circolo vizioso".

Grassi, Verdi, Trombi e Giorgetti Fialdini (Firenze Riparte a Sinistra) “Di fronte a queste tragedie è difficile e terribile trovare le parole, ma come politici sentiamo forte il dovere di farlo: non si lasci sola la famiglia, non si perda l’umanità, non si strumentalizzi una disgrazia assurda, frutto di un atto criminale che non vogliamo nelle strade della nostra città. Fiducia nelle forze dell’ordine, che si occupano della sicurezza della nostra cittadinanza, fiducia nella magistratura, che saprà far luce su quanto accaduto: il Comune di Firenze fa bene a chiedere che tutto questo avvenga, ma non basta. Bene che il sindaco invochi la calma e non permetta che questa tragedia venga strumentalizzata a fini politici. È necessario però anche impedire che la nostra città, come invece qualcuno vorrebbe, sprofondi nell’odio, nel sospetto e nella paura. Occorre perciò separare fra le responsabilità individuali, che ci sono e che la magistratura si occuperà di stabilire ed eventualmente di punire, e quanto invece compete a noi, come amministratori locali, nel lungo e difficile percorso che dobbiamo portare avanti nella prospettiva di chiudere e superare campi e villaggi Rom, per lottare contro la povertà, la marginalità, l’esclusione, l’emarginazione, ovvero tutti quegli ostacoli che impediscono a nostre cittadine e cittadini di emanciparsi dalle proprie condizioni di difficoltà e disagio, e di integrarsi. Occorre però tener separata con fermezza questa tragedia dagli infami attacchi razzisti che taluni stanno sfogando, in vari modi e luoghi, contro i Rom, e spezzare il presunto legame fra criminalità ed etnia: si verifichi ogni aspetto della vicenda, ma è inaccettabile considerare criminale tutta la popolazione Rom. Certe realtà vanno superate, e abbiamo sempre fatto la nostra parte per proporre soluzioni per combattere la povertà e l’emarginazione, non ultima una mozione, approvata dal consiglio comunale di Firenze, proprio per superare il campo del Poderaccio e puntare verso sistemi di inclusioni ed integrazione, senza rinunciare ad uno stretto controllo di tutto ciò che avviene in una parte della nostra città: ognuno, infatti, in Comune ha responsabilità per quel che avviene nei villaggi del Poderaccio. Questo però non giustifica atteggiamenti razzisti e tantomeno reazioni di pancia che devono essere scongiurate in tutti i modi. Ora è fondamentale stringersi alla famiglia, e che la politica, a tutti i livelli, sappia rassicurare la città, sappia dare risposte che confortino e che facciano cadere l’odio".

Diretta Consiglio Comunale Firenze

Redazione Nove da Firenze