Rubrica — Agroalimentare

Latte: etichette trasparenti per la tutela del Made in Italy

Un decreto rafforza la filiera. Il latte di asina amiatina sostituto ideale per i bambini allergici al latte vaccino


La notizia attesa viene dalla Gazzetta Ufficiale n.15 del 19 gennaio 2017 con la pubblicazione del decreto “Indicazione dell'origine in etichetta della materia prima per il latte e i prodotti lattieri caseari, in attuazione del regolamento (UE) n. 1169/2011 firmato dai ministri delle Politiche Agricole Maurizio Martina e dello Sviluppo Economico Carlo Calenda.

Il provvedimento entrerà in vigore pienamente dopo novanta giornidalla pubblicazione avvenuta il 19 gennaio anche se sarà possibile, per un periodo non superiore a 180 giorni, smaltire le scorte delle confezioni con il sistema di etichettatura precedente.

"Nonostante il ritardo, visto che l’interrogazione era del 2015, sono soddisfatta della risposta avuta oggi dal sottosegretario Giuseppe Castiglione, ma soprattutto degli atti concreti compiuti dal Governo a partire dal decreto per la totale tracciabilità in cui si prevede l'indicazione obbligatoria dell'origine per i prodotti lattiero caseari nel nostro Paese. Nell’interrogazione mi riferivo all'uso di latte non italiano o in polvere in prodotti venduti come prodotti italiani o addirittura locali. Il nuovo sistema di etichettatura rappresenta una vera e propria sperimentazione in Italia su latte, yogurt, mozzarella, formaggi e latticini. Si applicherà a latte vaccino, ovicaprino, bufalino e di altra origine animale. Un buon risultato per dare più valore al latte e al faticoso lavoro degli allevatori. Uomini e donne che con il loro lavoro, molto spesso, sono l’unico presidio in aree montane e disagiate e che meritano che al loro prodotto venga riconosciuto un prezzo più dignitoso. Difendere il Made in italy significa dire ai consumatori la verità, raccontare la storia e la strada compiuta della materia prima e quindi far comprendere il valore di un prodotto. Solo così si permette al consumatore di poter scegliere. Credo che la piena trasparenza sia un buon investimento per tutelare allevatori e attività di trasformazione connesse” .Così Susanna Cenni, parlamentare del Pd alla Camera commenta la risposta ricevuta dal sottosegretario all’agricoltura Giuseppe Castiglione, all’interrogazione in cui, insieme a altri colleghi democratici, veniva chiesto al Governo di mettere in campo, nel confronto aperto con la Commissione europea, tutte le iniziativa utili al rafforzamento della filiera del latte e a sostegno della giusta valorizzazione delle produzioni casearie di qualità, scongiurando il pericolo dell'uso del latte in polvere nei prodotti caseari a denominazione.

Esultano gli allevatori di Coldiretti Toscana. In Toscana le aziende che producono latte bovino sono circa 250 stalle con 11.000 vacche da latte ed una produzione di 650.000 q.li di latte all’anno, concentrate soprattutto in maremma e nel mugello. Sono 1.200 le aziende ovicaprine che contribuiscono alla produzione dei 550mila quintali di latte regionale, ma solo una parte modesta viene lavorato direttamente dall’allevatore per produrre formaggi. Con lo storico via libera all’indicazione di origine obbligatoria per il latte e i prodotti lattiero-caseari si pone finalmente fine all’inganno del falso Made in Italy con tre cartoni di latte a lunga conservazione su quattro venduti in Italia che sono stranieri, cosi come la metà delle mozzarelle sono fatte con latte o addirittura cagliate provenienti dall'estero, senza che questo sia stato fino ad ora riportato in etichetta.

“Un provvedimento – sottolinea Tulio Marcelli, Presidente di Coldiretti Toscana - fortemente sostenuto dalla Coldiretti che rappresenta un importante segnale di cambiamento a livello nazionale e comunitario. Il via libera - continua Marcelli - risponde alle esigenze di trasparenza degli italiani che secondo la consultazione pubblica online del Ministero delle politiche agricole, in più di 9 casi su 10, considerano molto importante che l’etichetta riporti il Paese d’origine del latte fresco (95%) e dei prodotti lattiero-caseari quali yogurt e formaggi (90,84%), mentre per oltre il 76% lo è per il latte a lunga conservazione”.

Il provvedimento riguarda l'indicazione di origine del latte o del latte usato come ingrediente nei prodotti lattiero-caseari e prevede l'utilizzo in etichetta delle seguenti diciture:

a) “Paese di mungitura”: nome del Paese nel quale è stato munto il latte;

b) “Paese di condizionamento o di trasformazione”: nome del Paese nel quale il latte è stato condizionato o trasformato.

Qualora il latte o il latte usato come ingrediente nei prodotti lattiero-caseari sia stato munto, condizionato o trasformato, nello stesso Paese, l'indicazione di origine può essere assolta con l'utilizzo della seguente dicitura: “origine del latte”: nome del Paese. Se invece le operazioni indicate avvengono nel territorio di più Paesi membri dell'Unione europea, per indicare il luogo in cui ciascuna singola operazione è stata effettuata, possono essere utilizzate - precisa la Coldiretti - le seguenti diciture: “latte di Paesi UE” per l'operazione di mungitura, “latte condizionato o trasformato in Paesi UE” per l'operazione di condizionamento o di trasformazione. Infine qualora le operazioni avvengano nel territorio di piu' Paesi situati al di fuori dell'Unione europea, per indicare il luogo in cui ciascuna singola operazione è stata effettuata, possono essere utilizzate le seguenti diciture: «latte di Paesi non UE» per l'operazione di mungitura, «latte condizionato o trasformato in Paesi non UE» per l'operazione di condizionamento o di trasformazione. Un risultato che arriva a seguito delle numerose battaglie portate avanti da Coldiretti. “Nei mesi scorsi abbiamo denunciato una crisi senza precedenti che ha provocando la strage delle stalle italiane e toscane ma anche la concorrenza sleale ed i danni all’immagine dei 35 formaggi tipicamente toscani. Sono almeno 150, principalmente concentrate in montagna, le stalle che dalla fine dell’era delle quote latte un anno fa hanno chiuso in Toscana”. Ha dichiarato Antonio De concilio, Direttore di Coldiretti Toscana. “Quando una stalla chiude si perde un intero sistema fatto di animali, di prati per il foraggio, di formaggi tipici e soprattutto di persone impegnate a combattere lo spopolamento e il degrado spesso da intere generazioni – continua De Concilio - in pericolo c’è un patrimonio culturale, ambientale ed economico del Paese che con questo provvedimento andiamo a tutelare”.

Buono e nutriente, il latte di asina amiatina è un sostituto ideale per i bambini allergici al latte vaccino. E’ questo quanto emerge dalle ricerche condotte al dipartimento di Scienze Veterinarie dell’Università di Pisa dove da alcuni anni si studiano le proprietà nutraceutiche di questo alimento e la filiera produttiva legata agli asini Amiatini, una razza autoctona allevata sul territorio Toscano. E proprio su questo tema è in corso il progetto “L.A.B.A.Pro.V.” finanziato dalla Regione Toscana al quale partecipano, oltre all’Ateneo pisano, l’Azienda Ospedaliero Universitaria A. Meyer di Firenze come capofila, l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Lazio e della Toscana ‘M. Aleandri’ e il Complesso Agricolo Forestale Regionale Bandite di Scarlino dove sono attualmente allevati circa 150 asini amiatini.

“Il latte bovino è largamente utilizzato come sostituto del latte materno, ma dal 2 al 7,5% dei neonati è allergico alle proteine del latte vaccino – spiega la professoressa Mina Martini dell’Università di Pisa - un problema non del tutto risolto dai latti industriali che spesso non incontrano il gusto dei bambini per il loro sapore poco gradevole, senza considerare che alcuni di questi prodotti non sono totalmente esenti dal rischio di sensibilizzazione allergica”.

Ecco quindi che il latte di asina si presenta come un’alternativa naturale ideale, sia per l’ottima palatabilità, cioè il sapore gradevole, sia perché è ben tollerato dai soggetti allergici al latte vaccino al contrario altri latti alimentari come quello di capra, ovino o bufalino. Dal punto di vista nutrizionale, il latte di asina ha poi un contenuto proteico medio (1,60%) simile a quello del latte umano, caratterizzato dalla bassa quantità di caseine, soprattutto quelle di tipo alfaS ritenute le più allergizzanti. Come il latte materno presenta un alto contenuto di lattosio (7%) che stimola l'assorbimento del calcio con effetti favorevoli sulla mineralizzazione ossea, mentre la presenza elevata di lisozima e lattoferrina favoriscono la riduzione delle infezioni intestinali inibendo l’azione di alcuni batteri.

“C’è infine sottolineare che la possibilità di utilizzare il latte proveniente da un’unica razza, quella amiatina – conclude Mina Martini - garantisce una maggiore costanza nella qualità del prodotto utilizzato e la possibilità, tramite la selezione genetica, di un continuo miglioramento qualitativo”.

Le asine amiantine allevate nel Complesso Agricolo Forestale Regionale Bandite di Scarlino vengono munte giornalmente con un’apposita macchina mungitrice ed il latte raggiunge direttamente, tramite il lattodotto, la sala di trasformazione e conservazione dove viene pastorizzato, imbottigliato e mantenuto a temperatura di refrigerazione. Il Complesso agricolo che ha conseguito l’autorizzazione CE, garantisce la certificazione del processo produttivo nel rispetto dei requisiti igienico sanitari richiesti a livello comunitario ed è pertanto idonea alla vendita in Europa.

Redazione Nove da Firenze