Inceneritori: le amministrazioni in cerca di alternative

Ad Altopascio partiti i lavori di demolizione. Anche a Scarlino la Regione costretta a cambiare rotta. Nessuna attività insalubre con emissioni nocive nell’Area ex Centro Carni di Chiusi


FOTOGRAFIE — L'inceneritore di Firenze, lo dice il consiglio di Stato, non si farà. "Questa vittoria per noi -commentano dal Comitato Mamme NO Inceneritore ONLUS- è un punto di partenza, vogliamo finalmente vedere realizzato un servizio di raccolta differenziata degno di questo nome, che veda raccolta porta a porta con tariffazione puntuale, un Distretto del Riuso e Riciclo, fabbriche di recupero delle materie prime seconde. Un sistema che incontri le responsabilità dei cittadini, degli amministratori e dei gestori e le responsabilità dei produttori di imballaggi, dei distretti industriali (vedi tessile e cartaceo)". Il comitato ha aperto una richiesta ufficiale al Presidente della Regione Toscana Enrico Rossi per un incontro sul tema dei rifiuti.

Là dove un tempo venivano bruciati i rifiuti, presto sorgerà uno dei pilastri della raccolta differenziata, del riciclo e del riuso: l’isola ecologica, attualmente assente nella cittadina di Altopascio e molto attesa dalla cittadinanza. Sono infatti iniziati i lavori per la demolizione dell’ex inceneritore in località Cerro, a Badia Pozzeveri, un mostro di cemento e lamiere, dismesso e abbandonato, che da decenni deturpa il paesaggio circostante. Ora, dopo annunci e progetti rimasti solo sulla carta, il sogno diventa realtà: la ditta vincitrice della gara pubblica seguirà un cronoprogramma serrato che, nel giro di qualche mese, porterà al completo smantellamento della struttura per un importo totale di quasi 150 mila euro (148.153 per la precisione). Verrà recuperato il materiale riciclabile, che sarà vagliato e frantumato, mentre gli scarti non utilizzabili saranno trasportati in discarica. Il materiale riciclato, invece, dopo essere stato accantonato in un primo momento all'interno dell'area, verrà impiegato per la realizzazione di una parte della futura isola ecologica. I lavori sono stati presentati venerdì mattina nel corso di una conferenza stampa alla quale sono intervenuti il sindaco di Altopascio, Sara D’Ambrosio, l’assessore ai lavori pubblici e all’ambiente, Daniel Toci, e Maurizio Gatti e Roger Bizzarri, rispettivamente presidente e direttore di Ascit. Attualmente la struttura del “Cerro” si presenta come un immobile fatiscente, con parti instabili come la canna fumaria. La demolizione vera e propria sarà preceduta da una serie di azioni preliminari quali la pulizia dell'area adiacente il fabbricato attraverso l'eliminazione di rovi e la rimozione dei rifiuti (raccolta, cernita e suddivisione dei rifiuti e del materiale di scarto presente, scarti in pelle, bidoni, tubazioni). Si procederà poi alla rimozione dei rifiuti presenti nelle vasche di raccolta all’interno del fabbricato, fino a un metro di profondità. Dopodiché sarà la volta della rimozione della tettoia a copertura della terrazza, della rampa dell’inceneritore, della passerella, della scala metallica posta sul retro del fabbricato, del cassone, della canna fumaria (le lavorazioni verranno svolte da un’altezza di 6-7 metri e andranno eseguite mediante scomposizione in conci dall’alto verso il basso attraverso una gru e piattaforma area con cestello) e del filtro, del forno e dei rifiuti presenti nella vasca di raccolta dell'inceneritore (questa è una delle fasi che richiederà più tempo). Seguirà poi la pulizia dei locali con l’eliminazione delle sovrastrutture presenti, dagli impianti elettrici agli apparati. Una volta conclusa questa fase, sarà effettuata la demolizione della struttura in cemento armato del fabbricato, l’inceneritore vero e proprio, che comporterà un mese di lavoro. È durante questa fase che verrà selezionato il materiale raccolto, per accantonare quello riciclabile, così da poterlo riutilizzare per la costruzione dell’isola ecologica. Al termine dei lavori di demolizione e pulizia sono infine previste opere per la delimitazione e la chiusura dell'area con paletti e rete metallica.

Tutta la vicenda si gioca attorno alla questione della dimensione dei forni di Scarlino, che devono consentire che i fumi prodotti dall’incenerimento possano raggiungere la temperatura di almeno 850 gradi per almeno due secondi. La legge stabilisce infatti che “gli impianti di incenerimento devono essere progettati, costruiti, equipaggiati e gestiti in modo tale che, dopo l'ultima immissione di aria di combustione, i gas prodotti dal processo di incenerimento siano portati, in modo controllato ed omogeneo, anche nelle condizioni più sfavorevoli, ad una temperatura di almeno 850° C per almeno due secondi”. Una condizione necessaria per ridurre l’emissione di diossine di altre sostanze inquinanti, nocive per la salute e per l’ambiente. Ma i forni non hanno queste caratteristiche, come dimostrato dalle ‘osservazioni’ al procedimento autorizzativo di VIA/AIA presentate dal Forum Ambientalista di Grosseto e dalla relazione tecnica firmata dal più autorevole ente pubblico italiano di ricerca scientifica sul funzionamento dei forni: l’Istituto di Ricerca sulla Combustione del CNR di Napoli. I cittadini di Follonica, preoccupati per i dati sanitari che evidenziano nei residenti patologie fuori norma e per gli scarichi fuori limite delle micidiali diossine emesse dall’inceneritore di Scarlino che si sono registrati negli anni passati (sia nelle emissioni al camino che nei sedimenti del canale Solmine), avevano infatti richiesto al CNR di produrre questa relazione tecnica. Una relazione che ha valutato le sezioni quotate dei forni, mai presentate da Scarlino Energia alla Regione in sede di autorizzazione all’esercizio dell’impianto, svelando l’inghippo: la società che gestisce l’inceneritore aveva calcolato i due secondi previsti dalla legge ipotizzando che i fumi escano dalla sommità della zona di post-combustione, dopo 5,3 metri dall’ultima immissione di aria di combustione. Invece è stato accertato che i fumi escono dalla parete laterale dopo circa 2 metri e dunque il CNR conferma il mancato rispetto delle norme, con conseguenti emissioni di pericolosi inquinanti. Di qui l’interrogazione presentata da Sì- Toscana a Sinistra e la risposta scritta degli uffici regionali e dell’assessora Fratoni.

Commenta Tommaso Fattori, capogruppo di Sì-Toscana a Sinistra: “Sull’inceneritore di Scarlino la Regione è costretta a cambiare rotta, e questa è finalmente una buona notizia, al termine di una vicenda francamente surreale: TAR e Consiglio di Stato hanno annullato nel corso degli anni ben 4 autorizzazioni all’esercizio dell’inceneritore. Basta insistere, occorre chiudere per sempre l’inceneritore e riconvertire l’impianto”. “Fino ad oggi - continua Fattori - gli uffici tecnici della Regione e la giunta si sono limitati a dire che la questione della dimensione reale dei forni era stata affrontata già nel procedimento VIA/AIA del 2015, dove era stato concluso che la normativa è rispettata e che tutto va bene. Insomma, secondo loro non c’era da tornarci su. Peccato che nel 2015 Scarlino Energia non avesse prodotto la documentazione utile per valutare se i forni avessero o meno la capacità richiesta dalla legge. I documenti utili per capire come stanno davvero le cose, ossia quelli che contengono le sezioni quotate dei forni, sono stati forniti da Scarlino Energia solo nel 2017, e non per buona volontà ma perché costretti a farlo dalla magistratura. A questo punto chiunque può constatare che i forni non hanno le caratteristiche richieste dalla legge, come ha già autorevolmente fatto l’istituto specializzato del CNR.” “Per questo - spiega Fattori - gli uffici regionali e l’assessora Fratoni, nel rispondere per iscritto alla nostra interrogazione, sono costretti a dire, nero su bianco, che nel procedimento VIA/AIA in corso dovranno essere valutate le sezioni quotate dei forni. In altre parole, non ci si limita più ad affermare che le valutazioni conclusive sono già state fatte nel 2015, e si conferma che i nuovi documenti non possono essere ignorati.” “Al Forum Ambientalista di Grosseto, al PRC, ai comitati, cioè a tutti coloro che già nel 2015 e per la seconda volta adesso hanno presentato osservazioni sul mancato rispetto delle norme a proposito delle reali dimensioni dei forni, fino a ieri era stato detto, in sostanza: niente da aggiungere, vi abbiamo già risposto nel 2015.” “Ora la Regione fa marcia indietro e assicura che alle osservazioni verrà data puntuale risposta”.

Le parole del capogruppo Fattori trovano riscontro nel testo della risposta scritta all’interrogazione presentata da Sì- Toscana a Sinistra in Consiglio regionale, dove si afferma testualmente che “le valutazioni sulle sezioni quotate dei forni e, più in generale, sul loro dimensionamento, saranno oggetto di valutazione in sede di procedimento VIA/AIA attualmente in corso. Alle osservazioni presentate su tale tematica si darà formale risposta a conclusione del procedimento”. Un impegno che viene ribadito una seconda volta: “Alle osservazioni presentate dai cittadini nell’ambito del procedimento, verrà data puntuale risposta, ai sensi di legge, in maniera circostanziata.” Conclude Fattori: “Aspettiamo adesso queste puntuali risposte e confidiamo che le verifiche siano finalmente fatte sulle sezioni quotate dei forni e non sui documenti generici precedentemente forniti da Scarlino Energia, ma ci aspettiamo anche che siano compiuti quanto prima accertamenti sul posto. Lo esigono la tutela della salute degli abitanti di Follonica e la salvaguardia di un ambiente già sufficientemente martoriato”.

Il consiglio comunale di Chiusi dice no a nuove attività insalubri con emissioni nocive sull’Area ex Centro Carni. L’atto di governo del territorio è stato approvato, senza nessun voto contrario, durante l’ultima seduta di venerdì 15 giugno. Al termine del dibattito, il Consiglio comunale ha deliberato che sull’Area ex Centro Carni non è consentita la realizzazione di inceneritori, termovalorizzatori, discariche e aziende insalubri con emissioni nocive. Sono invece consentite tutte quelle attività industriali e produttive in genere che non producano alcuna emissione nociva. È consentita la realizzazione di centri di ricerca in collaborazione con le Università con l’obiettivo di determinare un polo aggregativo di studio in campo industriale e scientifico; ed infine sono consentiti insediamenti commerciali, artigianali e direzionali in conformità con quanto previsto dal piano regolatore. Il consiglio comunale è stato convocato con l’obiettivo di rassicurare, tutelare e garantire i cittadini di Chiusi nonché chiarire in maniera netta e inequivocabile anche alcune false affermazioni diffuse in città. Durante i lavori del consiglio è stato ribadito che, ad oggi, non sussiste ancora la concretezza di un progetto e che l’unico elemento di certezza, sull’area dell’ex centro carni, è l’avvenuto acquisto in seguito ad un bando di asta pubblica per la vendita di immobili di proprietà comunale.
L’atto di governo comunale ha l’obiettivo di vigilare e controllare ogni sviluppo per ottenere un miglioramento qualitativo dell’area. Le uniche attività che vi potranno essere sviluppate sono, quindi, attività che rispondono ai criteri dettati dal consiglio comunale e che, quindi, non potranno mai essere industrie insalubri e con emissioni nocive nell’atmosfera. Il consiglio comunale, che ha deliberato la mozione, si è riunito dopo tre sedute della Commissione consiliare “Ambiente e Territorio” (composta da membri della maggioranza e della minoranza) che sono state convocate per esaminare e approfondire l’intera questione. La Commissione Ambiente e Territorio avrà adesso il compito di controllo dell’attuazione dell’atto di governo del territorio deliberato e di informare i cittadini, tramite il sito ufficiale del comune, in merito agli avanzamenti dei lavori della commissione. La delibera comunale sarà inviata alla Regione Toscana, alla Provincia di Siena, agli uffici comunali e alla proprietà attuale dell’area ex Centro Carni affinché concorrano al suo rispetto.

Redazione Nove da Firenze