Consiglio regionale: l'Alta velocità sarà oggetto di una seduta segreta

La decisione assunta all’unanimità dall’assemblea. Il consigliere del gruppo Pd Giani: “Il trasferimento di Zita in contemporanea con le vicende Tav, ma senza connnessione significativa”. Romanelli: non è emersa un'interpretazione univoca e certa dei fatti. Taradash: secretati senza ragione i testi delle audizioni. Staccioli: i dubbi che rimangono indicano la via da seguire

Redazione Nove da Firenze
Redazione Nove da Firenze
03 dicembre 2014 23:59
Consiglio regionale: l'Alta velocità sarà oggetto di una seduta segreta

Firenze– Il Consiglio regionale continuerà il dibattito sul lavoro della Commissione di inchiesta sull’alta velocità in seduta segreta. Lo ha stabilito questa mattina l’aula, votando all’unanimità una richiesta presentata da dodici consiglieri regionali. Il Consiglio sarà dunque riconvocato nei prossimi giorni per affrontare di nuovo la questione in modo riservato. La richiesta è partita a seguito dell’intervento in aula di Alberto Magnolfi (Ncd).

Magnolfi ha sottolineato che “si deve valutare prima se è il caso di istituire commissioni come questa o di effettuare audizioni come quelle che sono state fatte; se si decide di procedere, l’aula non può essere privata della conoscenza ufficiale di tutti questi atti”. “I consiglieri regionali – ha proseguito Magnolfi – si sono trovati davanti a relazioni smozzicate, e questo è imbarazzante”. Per questo Magnolfi ha proposto, ai sensi del regolamento, di proseguire in seduta segreta.

Prima della richiesta di Magnolfi, sono intervenuti pubblicamente per il dibattito alcuni consiglieri.

Secondo Stefania Fuscagni, portavoce dell’opposizione, “la comunicazione del presidente Rossi non ha trovato nei suoi punti essenziali le conferme che si cercavano”. “In commissione - ha detto ancora Fuscagni - abbiamo registrato versioni diverse che contrastano in parte o in tutto con quanto sostenuto in aula da Rossi. Si sono aperti scenari da verificare. La mia tesi è che dietro le contraddizioni, dietro la croce gettata addosso a Zita, le versioni discordanti, ci siano responsabilità politiche di Rossi”. “Abbiamo appreso in audizione – continua la portavoce dell’opposizione - che le terre di scavo destinate a Cavriglia forse presentano problemi circa la loro stabilità e la possibilità di inquinare”.

E poi, continua, “abbiamo appreso che una dirigente – per sua stessa ammissione inesperta di politiche ambientali, come la dottoressa Garvin – ottiene una carica apicale in un settore di cui ignora ogni aspetto”. Infine, conclude, “abbiamo appreso che esisterebbe una squadra che aveva dichiarato guerra a Zita e che forse ha agito in dispregio ai principi di sicurezza per i cittadini usando risorse pubbliche per ragioni private”.

Gabriele Chiurli (Gruppo Misto) nel suo intervento ha espresso numerosi dubbi. “Perché – ha chiesto - se il dirigente era ritenuto incompetente è rimasto al suo posto per 17 anni? Perché è stato spostato in una posizione altrettanto delicata? Perché le deleghe sono state tolte all’assessore Bramerini in un momento così importante?”. “La commissione d’inchiesta – ha concluso Chiurli – non ha dissipato i dubbi di una vicenda che presenta tinte fosche, da cui risulta che chiunque è ricattabile, che le teste pensanti si tagliano, che niente in questa vicenda è stato fatto nell’interesse pubblico dei cittadini. Ora il tentativo è di liquidare tutto in fretta e furia e fare finta di niente, ma mettere la testa sotto la sabbia non serve”.

Approfondimenti

Giuseppe Del Carlo (Udc) ha affermato di condividere la relazione di Marina Staccioli (FdI, la presidente della commissione d’inchiesta), ricordando che dalle affermazioni del presidente Rossi si può evincere che il comportamento del dirigente Zita abbia travalicato il ruolo tecnico professionale per assumere un ruolo politico, ma che “Bramerini e Rossi hanno espresso una diversa valutazione della vicenda, e questo la dice lunga sull’atteggiamento della Giunta regionale”. Esistono dunque, per Del Carlo, “versioni discordanti, e restano forti dubbi che devono essere chiariti”.

“L’impressione è che in questa vicenda ci si sia giocati la credibilità di un’istituzione a favore del decisionismo”. Questo il parere di Monica Sgherri (Rc-Ci), che ha sottoscritto la relazione di Mauro Romanelli. Secondo Sgherri il punto non è la rimozione del dirigente Zita “ma come e perché essa sia avvenuta, e a questo proposito sono emersi punti di debolezza e di non condivisione. Sono state usate parole pesantissime nei confronti di un dipendente che invece ha sempre goduto di credibilità e fiducia a livello locale e nazionale e al quale, se è vero quel che si è detto, avrebbe dovuta essere tolta la qualifica. Se si utilizzano toni denigratori per motivare una rimozione qualcosa non torna”. “Lo stesso Gip - ha concluso la consigliera – ha espresso dubbi sull’opportunità di questo atto. Adesso il danno è stato fatto, perché il messaggio lanciato ai dirigenti è restate in carica solo se fate quello che vogliamo noi”.

“Se non avessi ben presente la relazione da me sottoscritta con Eugenio Giani – ha replicato Marco Manneschi (Tcr) – l’intervento di Sgherri mi farebbe sentire sul banco degli imputati. Il punto fondamentale è invece un altro: la Regione non ha cambiato atteggiamento nel corso della vicenda. Con il nuovo dirigente non è cambiato nulla, anzi. Non ha senso cercare di leggere dietro agli atti situazioni che non trovano riscontro”. “E il punto è – ha aggiunto il consigliere – che Rfi ha intentato una causa milionaria non alle imprese, non a chi spreca il denaro pubblico, ma alla Regione Toscana perché non ha cambiato atteggiamento. Su questo è necessaria una denuncia pubblica del Consiglio regionale, perché è così che in Italia i costi dei lavori pubblici lievitano a dismisura. Il presidente Rossi ha avocato a sé le deleghe perché voleva un’accelerazione e questa non è certo una colpa”.

L’attività svolta dalla commissione di inchiesta sui fatti dell’alta velocità di Firenze con audizioni, documentazione, sopralluoghi, mostra “la sostanziale corrispondenza a verità e coerenza” tra quanto scritto nella comunicazione dal presidente della Regione, Enrico Rossi e i fatti accertati. Ciò anche con riferimento alle motivazioni che hanno portato all’assunzione diretta della delega relativa alla Valutazione d’impatto ambientale da parte di Rossi e alla sostituzione del direttore del settore Via, Fabio Zita. Lo afferma la relazione di maggioranza a conclusione dei lavori della commissione d’inchiesta, firmata dal vicepresidente Eugenio Giani (Pd) e da Marco Manneschi (Tcr).

La relazione, illustrata da Giani, riconosce “un costante rispetto di norme e procedure tenuto dalla Regione”, sia nell’ambito dei rapporti con gli altri soggetti impegnati per la realizzazione dell’infrastruttura; sia nell’assunzione degli atti deliberativi sull’appalto con riferimento alla questione “terre e rocce da scavo”, sia infine con riferimento al ruolo esercitato dal direttore generale, Antonio Davide Barretta.

Si definisce “evidente” l’impegno del presidente Rossi e della Regione per arrivare alla realizzazione del sottoattraversamento di Firenze “nei tempi ragionevolmente previsti”, ma sempre rispettando le disposizioni “tendenti a garantire la compatibilità ambientale” e senza che le “pressioni da parte dei soggetti attivi per la realizzazione dell’opera” trovassero negli atti della Regione “accomodante corrispondenza”.

Ancora, “l’interesse generale” alla costruzione dell’opera porta "sicuramente” Rossi a “sollecitare con continuità” l’adempimento dei passaggi previsti, ma sempre “nel rispetto dei ruoli”, nella finalità di perseguire l’interesse generale all’importante infrastruttura ferroviaria e “con il rigore dovuto, senza subire condizionamenti di sorta dalle imprese esecutrici e dai committenti”.

Riguardo al trasferimento dell’architetto Zita, esso avviene “oggettivamente - affermano ancora Giani e Manneschi – in contemporanea con le vicende della Tav ma, altrettanto oggettivamente, e in base alle informazioni acquisite dalla commissione, non trova nelle vicende medesime alcuna connessione significativa”. In particolare, “non è frutto delle pressioni svolte dai rappresentati di Italferr né da una condotta del medesimo Zita sulla questione terre e rocce da scavo, la quale non è stata difforme da quella assunta prima e dopo dall’intera struttura regionale, sia politica sia tecnica”.

La sostituzione di Zita, tra l’altro, appare “del tutto opportuna” con riferimento al comportamento tenuto dall’architetto “non certo in relazione a problematiche dell’Alta Velocità, ma in ragione di una condotta tenuta in numerosi altri casi citati e documentati”. Operativamente, poi, il direttore generale Barretta procedette alla sostituzione per “l’assenza di candidati rispondenti allo specifico bando sulla direzione delle politiche territoriali pubblicato per la copertura del posto vacante”. Il fatto perciò è da considerarsi “ordinaria circolazione di ruoli che assicurano arricchimento nelle competenze dei dirigenti e corretta neutralità, tanto più nell’esercizio di un ruolo che Zita ricopriva da più di 16 anni”. Audizioni e documenti, continuano Giani e Manneschi, portano a riconoscere a Barretta “correttezza comportamentale sia nelle motivazioni che nella oggettiva imparzialità di approccio ai problemi”.

L’atto di assunzione di delega per Via, operato da Rossi, “non aveva carattere di valutazione negativa del comportamento dell’assessore Bramerini”, ma di consapevolezza della “difficoltà” per un assessore di svolgere il “compito trasversale” di sollecitazione dei colleghi, di coordinamento degli uffici non di diretta dipendenza, per evitare ritardi che si potevano creare nello sviluppo della procedura di Via. Del resto, asseriscono ancora i due consiglieri, la forte accelerazione di procedure di Via che si registra nei mesi successivi, è sicuramente frutto della spinta “sul piano politico” conseguente all’oggettiva autorevolezza del presidente Rossi nel coordinare il lavoro, nell’acquisizione dei pareri e nell’accelerazione delle procedure.

In sintesi, lo svolgersi dei fatti “non palesa aspetti di responsabilità politica” ma al contrario sono evidenti le ragioni attinenti “al preminente interesse pubblico cui sono ispirati, nel loro ruolo, il presidente Rossi, la giunta e la dirigenza”. In più, gli atti della Regione sono tali che deve fronteggiare una causa intentata da Rfi la quale chiede un risarcimento milionario “proprio per non essersi piegata ad alcuna logica compromissoria in materia di terre e rocce da scavo”.Il consigliere Mauro Romanelli, gruppo Misto, ha illustrato una delle relazioni di minoranza con cui si sono conclusi i lavori della commissione d’inchiesta sull’Alta velocità a Firenze. La relazione è stata sottoscritta anche da Monica Sgherri, capogruppo Rc-Ci.

Le audizioni svolte in commissione e i documenti esaminati confermano “fatti politicamente noti”, ovvero la volontà del presidente Rossi e della Giunta regionale di “accelerare, in particolare, la procedura di Valutazione di impatto ambientale, all’avvio effettivo dei lavori delle grandi opere”. La volontà di “fare presto e bene”, rileva Romanelli, è divenuta un “obiettivo politico esplicito” del presidente della Regione, e il contesto in cui questo accade è dominato da un “conformismo culturale” che identifica la buona politica con “la capacità di sblocco dei grandi flussi di denari”. Quindi, da una parte “ci sono le esigenze sempre più pressanti della politica; dall’altra il rispetto di “buone prassi”, non tutte obbligatorie, ma certo “cautelative, volte al bene pubblico”.

Venendo alla figura dell’architetto Zita, così come emerge dalle audizioni, egli “è stato un bravo funzionario, che aveva fatto il suo dovere fino alla revoca dell’incarico e che era stato fino a quel momento apprezzato anche fuori della Toscana”. La lunga permanenza nell’incarico, d’altra parte, ha forse favorito “alcune rigidità”. In sintesi Romanelli definisce “politicamente discutibile” la revoca di Zita, ma ritiene che possa essere spiegata per “contrasto con le esigenze della politica”, senza necessariamente evocare altri tipi di scenari “che in ogni caso competono eventualmente alla sfera giudiziaria”.

Secondo il consigliere la prosecuzione dell’attività amministrativa dopo la sostituzione di Zita, dopo la revoca delle deleghe per Vas e Via all’assessore Bramerini, nel giugno 2012, evidenzia “che effettivamente alcuni procedimenti rimasti in sospeso si sveltiscono e si chiudono”. D’altra parte anche la Regione e i suoi enti collegati, segnatamente l’Arpat, non cambiano “l’atteggiamento di rigore nei confronti del tema delle terre di scavo”. Precisa a proposito il consigliere che ciò è avvenuto pur in presenza di un decreto del Governo che “appariva fatto ad hoc” e che in prima battuta sembrava potesse sbloccare definitivamente l’utilizzo delle terre di scavo presso le destinazioni di Cavriglia e Figline, “mentre così non è stato, anche per le puntuali richieste della Regione e di Arpat”.

Il punto, per Romanelli, “è oggettivamente una delle più forti argomentazioni a sostegno della buona fede dell’amministrazione regionale”. Infatti, il decreto del Governo (n.161) aiuta i realizzatori dell’opera, perché le terre di scavo diventano “sottoprodotti più facilmente ed economicamente riutilizzabili rispetto a un’eventuale classificazione come rifiuti speciali”. Altrettanto certamente però, continua il consigliere, “la Regione non palesa eccesso di zelo nel facilitare le cose, anzi chiede la definizione di concentrazioni soglia entro le quali questa classificazione può ritenersi possibile”.

Tanto che ancora oggi, dopo oltre due anni, la vicenda è in sospeso, “affidata ad una commissione speciale che ad oggi queste concentrazioni deve ancora definire”.

In conclusione il consigliere afferma che “la complessità delle vicende” come pure gli strumenti a disposizione della commissione, non hanno permesso “una univoca e certa interpretazione dei fatti”.Le audizioni compiute dalla commissione “non hanno permesso di accertare la corrispondenza tra lo svolgimento dei fatti e quanto dichiarato dal presidente Rossi riguardo a tempi e modalità sul trasferimento dell’architetto Zita”. Anche le affermazioni dell’assessore Anna Rita Bramerini a proposito della rimozione di Zita, come le dichiarazioni di altri dirigenti della Regione, forniscono una ricostruzione che “non collima né con quella del presidente Rossi né con quella del direttore generale Barretta”.

La relazione del consigliere Marco Taradash (Ncd), a conclusione dei lavori della commissione di inchiesta, riferisce quanto affermato da Bramerini in audizione: “Già nel 2010 era stata manifestata l’intenzione, da parte della stessa Bramerini, di trasferire Zita; si era però ritenuto di non procedere – e in tal senso aveva poi deciso anche Barretta - dopo che l’avvocato generale della Regione, Lucia Bora, aveva definito Zita ‘figura di garanzia’ rispetto ai procedimenti molto delicati e complessi dell’ufficio di Via (valutazione d’impatto ambientale)”.

Taradash torna quindi alle parole usate da Rossi nel comunicazione n.33: “Riesce difficile – scrive il consigliere – comprendere come Zita abbia potuto rimanere al suo posto per 18 anni senza che alcuno dei presidenti o assessori regionali che si sono succeduti (compreso il presidente Rossi) abbia mai espresso considerazioni così liquidatorie sul modo di operare dell’ufficio Via. Pochi mesi prima – aggiunge Taradash – c’era stata l’occasione propizia per la sostituzione, ma aveva prevalso la stima di cui godeva il lavoro dell’architetto Zita”.

“Le modalità di sostituzione di Zita con la dirigente Garvin – dice ancora Taradash – appaiono quanto meno affrettate, così come sarà frettolosa la sua uscita dall’incarico”. “Dalla commissione d’inchiesta – ha aggiunto Taradash - non è emersa la motivazione reale per cui Zita sia stato rimosso dal suo incarico”.

Infine, un fatto “grave sulla mancanza di trasparenza”, “i testi delle audizioni della nostra commissione – ha concluso Taradash - sono stati secretati, ritengo non ce ne sia ragione” e “chiedo formalmente che i verbali delle audizioni vengano trasferiti alla Procura della Repubblica che valuti se ci siano elementi di ausilio all’inchiesta”.

Illustrata in Consiglio regionale la prima relazione di minoranza della commissione d’inchiesta Accertamento dei fatti di cui alla comunicazione 33 della Giunta regionale, ossia sui recenti sviluppi dell’inchiesta sull’alta velocità fiorentina. Ad illustrare il testo in Aula è stata la presidente della stessa commissione, Marina Staccioli, Fratelli d’Italia, che ha sottolineato “il fatto che ancora ci restano forti dubbi può essere considerato una vera conclusione e una via da seguire”. Tanto che “vi è l’impressione che vi sia ancora molto di non approfondito, e che si sia voluto far apparire alcune decisioni a alcuni comportamenti sotto una particolare luce”.

La presidente ha ricostruito i fatti a partire dal 2010, quando ha preso il via l’inchiesta giudiziaria sul nodo fiorentino dell’alta velocità anche a seguito di alcune irregolarità accertate dall’Arpat nelle gestione delle terre da scavo. Ha ricordato che in Consiglio sono state svolte diverse interrogazioni sulla caratterizzazione e sulla destinazione di tali terre, evidenziando che vi è stato l’allargamento delle indagini e nel 2012 il trasferimento del responsabile del procedimento di Via della Regione Toscana, Fabio Zita, e il ritiro delle deleghe Via e Vas all’assessore Anna Rita Bramerini. Entrambi, ha sottolineato la Staccioli, all’epoca dei fatti si stavano occupando anche dei lavori dell’alta velocità di Firenze.

Secondo quanto affermato dalla Staccioli è “difficile far emergere i risultati”, quando “l’unico documento che la commissione ha facoltà e libertà di produrre senza incorrere in conseguenze giuridiche è l’ormai famosa comunicazione 33 recante la versione del presidente Enrico Rossi”.

La Staccioli ha aggiunto che la commissione si è chiesta, fra l’altro, “se la questione delle terre di scavo e il trasferimento dell’architetto Zita siano da considerare elementi separati o meno”. Le audizioni di soggetti a vario titolo coinvolti nella vicenda, ha continuato la presidente, hanno “ulteriormente evidenziato quelle che già apparivano contraddizioni e non hanno portato ad una univoca ricostruzione sullo svolgimento dei fatti”.

Ma è sul trasferimento di Zita, e sulle motivazioni addotte, che la consigliera ha sollevato una serie di interrogativi. Rossi afferma nella comunicazione 33 che Zita operava da anni “in palese violazione della legge”, ha detto la Staccioli, “se è così anche l’assessore Bramerini e il dirigente generale del settore, l’allora direttore generale, e i vari assessori interessati ne erano forse responsabili?”. E ancora: la commissione si domanda come sia possibile che Zita abbia potuto ricoprire così a lungo, ben 18 anni, il ruolo di responsabile del settore Via. E “se il modus operandi di Zita era così in contrasto con le procedure regionali, come è possibile che si sia deciso di assegnargli un altro incarico di altrettanta importanza e delicatezza come responsabile del settore chiamato in questo periodo a occuparsi dello scottante Piano paesaggistico?”.

La consigliera ha affermato che dalle audizioni è emerso un ritratto di Zita come “funzionario scrupoloso” e che la Regione Toscana è tenuta in considerazione in ambito nazionale per le sue Via e “questi meriti li ha acquisiti durante l’operato di Zita”. Tanto che, dopo le audizioni e al termine dei lavori, le motivazioni addotte da Rossi “non risultano suffragate dalle dichiarazioni dei vari personaggi direttamente interessati e comunque coinvolti a vario titolo nella vicenda”.

Secondo quanto appreso dalla commissione, ha spiegato la Staccioli, all’epoca dei fatti c’era necessità di portare a compimento, in tempi rapidi, importanti opere con i procedimenti di Via aperti. Occorreva perciò velocizzare anche il lavoro degli uffici e le varie pratiche.

“Rossi aveva chiesto e firmato un protocollo d’intesa con Autostrade, con tutti i Comuni e le Province, perchè fossero definiti in modo chiaro gli interventi da realizzarsi in Toscana da parte di Autostrade per l’Italia”, ha precisato la presidente, e “probabilmente l’architetto Zita mal si adattava a rispettare i tempi dettati dalla politica”.

Secondo la presidente Staccioli, infine, il trasferimento della dirigente che succede a Zita, Paola Garvin, che dopo pochi mesi chiese il trasferimento ad altro settore, è apparso quasi uno “spostamento” .

Dopo l’intervento della presidente della commissione d’inchiesta, il vicepresidente del Consiglio regionale, Giuliano Fedeli, appurata la “scarsa presenza di esponenti della Giunta in Aula”, ha deciso di interrompere i lavori e rimandare il dibattito a domani.

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