Stabilimenti fiorentini: le preoccupazioni dei sindacati. CNA in allarme

L'azienda ha comunicato oggi, al tavolo convocato presso la sede di Confindustria Lazio a Roma, il numero di esuberi sul territorio nazionale, pari a 1938 unità su una popolazione aziendale di 12.261 unità produttive

Redazione Nove da Firenze
Redazione Nove da Firenze
05 aprile 2013 13:53
Stabilimenti fiorentini: le preoccupazioni dei sindacati. CNA in allarme

La crisi economica non accenna a diminuire, anzi sembra crescere di intensità in una spirale senza fine di cui non si vede la via d’uscita e sta mettendo a rischio le stesse fondamenta del modello di imprenditorialità diffusa e l’equilibrio che sta alla base dell’economia della Toscana. La ristrutturazione di Selex ES avviata da Finmeccanica prosegue, scadenzata nel biennio 2013-15. L'azienda ha comunicato oggi, al tavolo convocato presso la sede di Confindustria Lazio a Roma, il numero di esuberi sul territorio nazionale, pari a 1938 unità su una popolazione aziendale di 12.261 unità produttive. Le RSU del territorio fiorentino ed il segretario generale della FIOM CGIL di Firenze Daniele Calosi “esprimono forte preoccupazione per le scelte aziendali, con l'incognita di quanto tali esuberi potranno incidere sul territorio toscano, in considerazione della scelta di chiudere i progetti legati alla radaristica, finora sviluppati nell'unico stabilimento di Selex destinato a rimanere aperto a Campi Bisenzio. “FIM, FIOM, UILM”, aggiungono, “non possono rimanere in silenzio davanti a tale macelleria sociale, quindi lunedì 8 Aprile 2013 verrà indetta un assemblea presso lo stabilimento ex-Galileo con tutti i lavoratori interessati dalla ristrutturazione”. “Pur con la dovuta cautela, oggi possiamo confermare quell’ottimismo sul futuro della Ginori che abbiamo sempre manifestato, poiché c’è almeno un soggetto industriale disposto a rilevare e rilanciare l’azienda nonché a salvaguardare una quota importante di occupazione”.

È quanto ha affermato il sindaco Gianni Gianassi subito dopo l’incontro, avvenuto stamani nel palazzo comunale, con il curatore fallimentare di Richard Ginori 1735 Andrea Spignoli che ha illustrato al sindaco il nuovo bando per rilevare la storica manifattura di porcellane di Sesto Fiorentino. Il bando parte dalla proposta depositata in Tribunale alcuni giorni fa da un gruppo industriale italiano che si è detto disposto a pagare 13 milioni di euro e ad assumere almeno 230 lavoratori dell’azienda fin da subito.

Su di esso Spignoli ha mantenuto il più assoluto riserbo. Non si salva nessuno. L’artigianato e la piccola impresa, che ha lottato in questi ultimi 4 anni per sopravvivere alla crisi, è stremato. Questi sono i segnali che arrivano alla CNA che, con più di 200 uffici diffusi sul territorio regionale, ha contatto quotidiano con centinaia di imprenditori e i dati li confermano: "in Toscana nell’anno 2012 hanno cessato l’attività 11.921 imprese artigiane, 32,5 al giorno; il saldo fra nascite/cessazioni è -2.843.

E la moria continua, anzi aumenta: nei primi due mesi del 2013, quindi in soli 59 giorni, sono nate 1.725 imprese artigiane, mentre le cessazioni sono 3.737 con un saldo negativo di – 2.012; in gennaio e febbraio 2013 sono state chiuse 63 imprese al giorno. Dal momento che la media nell’artigianato è di 2,8 addetti per azienda, anche solo tenendo conto dei saldi, abbiamo perduto quasi 8.000 posti di lavoro nel 2012 e oltre 5.600 nei primi due mesi del 2013" a spiegarlo è Walter Tamburini presidente di CNA "E ad aggravare questa situazione c’è uno scenario politico/istituzionale nel nostro paese a dir poco difficile e confuso, con riforme strutturali abbozzate e un clima di incertezza sui temi fondamentali della politica nazionale.

Il provvedimento per lo sblocco dei pagamenti della pubblica amministrazione alle imprese ha subito l’ennesimo stop in Consiglio dei Ministri, e si profila un iter burocratico complesso per la richiesta dei crediti. Intanto il debito della PA nei confronti delle imprese cresce: in Toscana in un anno e mezzo i crediti delle imprese nei confronti della PA sono quasi raddoppiati, da 4 miliardi a oltre 7 miliardi. Le banche non erogano più credito e le imprese non sono di conseguenza in grado di fare investimenti, non possono innovare né aumentare la produttività, ma sono costrette a ridimensionarsi, ridurre il numero dei dipendenti; la conseguenza è la perdita di competitività. La pressione fiscale invece aumenta: la Tares sarà più pesante della Tarsu, l’Imu nel 2013 pare avrà un aggravio di costi per gli edifici a uso produttivo. Le imprese, stremate dalla crisi, non sono più in grado di fare da cassa agli enti pubblici né di sostenere il peso di una pressione fiscale in continuo aumento a cui si aggiungono anche adempimenti burocratici soffocanti.

Per questo motivo CNA Toscana insiste nel chiedere alla Regione politiche su credito, investimenti, patrimonializzazione, innovazione, internazionalizzazione calibrate su artigianato e piccola impresa che, comunque, sono ancora il pilastro su cui si poggia l’economia toscana e che possono continuare a salvaguardare il tessuto sociale e mantenerne la coesione in questo momento e anche in futuro, come lo hanno fatto in passato, poiché la piccola impresa diffusa sul territorio è a questo legata e su questo riversa ricchezza.Siamo però ben consapevoli che ciò non è sufficiente e che questa crisi va combattuta ben oltre i confini della Toscana.

Occorre una politica economica nazionale e europea adeguata al difficilissimo contesto economico e sociale che stiamo vivendo. Per questo motivo siamo tanto più preoccupati per la situazione politica in cui versa il nostro Paese. È urgente che si formi al più presto un Governo che, in un arco temporale brevissimo, riesca a dare ossigeno all'economia che sta morendo".

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