Agli albori della pittura fiorentina

In mostra agli Uffizi “La Maestà “ del Museo Puskin

Redazione Nove da Firenze
Redazione Nove da Firenze
19 ottobre 2011 18:35
Agli albori della  pittura fiorentina

La Galleria degli Uffizi accoglie una grande tavola duecentesca (cm 246 x 138) raffigurante la Madonna col Bambino in trono e diciassette storie della Vita di Maria dal Museo Pušhkin di Mosca, cui dalla Galleria fiorentina era pervenuta (nell’ambito del medesimo progetto) la Pallade e il centauro di Sandro Botticelli. Si tratta di un importantissimo dipinto italiano del XIII secolo, pressoché sconosciuto anche agli studiosi di pittura primitiva, acquistato nel 1863 sul mercato antiquario a Roma dal viaggiatore e collezionista russo Petr Ivanovic Sevast’janov, noto e appassionato collezionista di antichità cristiana.

La mostra, visitabile sino all'8 gennaio, è frutto degli scambi culturali in occasione dell’anno delle celebrazioni Italia – Russia 2011, organizzati dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali e dal Ministero degli Affari Esteri di concerto con le corrispondenti Istituzioni russe. È il secondo appuntamento accolto nei suoi musei dalla Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale della città di Firenze nel corso dell’anno.

Il primo ha visto esposti al Museo degli Argenti di Palazzo Pitti i Tesori del Cremlino nel corso dell’estate scorsa. L'opera - che è esposta nella sala 2 della Galleria (Sala delle Maestà) a diretto confronto con le tre grandi Maestà di Cimabue, di Duccio e di Giotto, delle quali rappresenta un illustre precedente ideale - si mostra in chiaro debito con la cultura pittorica bizantineggiante fiorita in vaste aree della penisola italiana nel corso dei secoli XII-XIII, la cosiddetta «maniera greca» di cui parla Giorgio Vasari nelle sue Vite.

Una parte della critica identifica l'opera con quella tavola raffigurante la Vergine con molte storie intorno, menzionata in alcuni documenti degli anni 1274-1276 dove si elencano varie opere che Coppo di Marcovaldo e il figlio Salerno avrebbero dovuto eseguire per il Duomo di Pistoia. Un’altra parte invece dissente dal diretto collegamento dell’opera con Coppo - patriarca della pittura fiorentina - e in modo più prudente pone l'esatta definizione critica del dipinto al centro del dibattito degli studi di uno dei periodi più belli e misteriosi dell'arte italiana, perché ancora relativamente sconosciuto e poco indagato.

La tavola del Pušhkin viene affiancata nella mostra attuale al Crocifisso n. 434, alle Stimmate di San Francesco degli Uffizi e a un’altra tavola francescana raffigurante San Francesco e otto storie della sua vita proveniente dal Museo Civico di Pistoia, per suggerire l’ipotesi che tutte e quattro spettino alla stessa mano di un maestro di cui ancora si ignora l’identità anagrafica, ma che negli studi è denominato per l’appunto ‘Maestro della Croce n. 434 degli Uffizi’.

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