Amerigo Vespucci


La Firenze del rinascimento è una potenza culturale ed economica, ma anche navale. Molti vascelli genovesi e veneziani appartenevano in realtà a compagnie commerciali fiorentine, rappresentate sul castello di poppa da comandanti-mercanti di loro fiducia. Amerigo Vespucci (1452-1512) è all'inizio della sua carriera appunto un funzionario della banca della famiglia Medici. Nel 1491 viene inviato a Siviglia per riorganizzare l'ufficio di corrispondenza, diretto da Giannotto Berardi. E' con questo ruolo che partecipa all'armamento del secondo e del terzo viaggio di Colombo, avendo l'occasione di conoscere e diventare amico del navigatore. Per uomini come il Berardi il Mondo nuovo è un affare. Bisogna anticipare somme per l'allestimento delle spedizioni, noleggiare equipaggiamento e navi, per poi portare a casa oro, spezie, o altre ricchezze.

Morto il Berardi, Vespucci si dà alla navigazione: tra il 1497 e il 1504 partecipa ad avventure di esplorazione lui stesso. Nel 1499 Vespucci toccherà il Brasile e il Venezuela. Nel 1501, con una spedizione portoghese, costeggia l'America meridionale in direzione sud, spingendosi forse sino alla Patagonia. Questo viaggio è lo spartiacque delle scoperte in America. Sino ad allora si ritiene di aver esplorato un enorme arcipelago. Adesso Vespucci comprende di trovarsi di fronte ad un territorio immenso, che non è certamente l'Asia. Di più, Vespucci si è spinto così a sud da rendersi conto di aver raggiunto gli "antipodi", cioè di aver navigato dall'altra parte del globo. È questa la parola che si trova nella "Lettera di Amerigo Vespucci delle isole nuovamente trovate in quattro suoi viaggi" pubblicata nel 1505.

Nel 1507 un cartografo lorenese suggerisce che il nuovo continente venga chiamato America. È il segno del credito di cui gode il fiorentino negli ambienti commerciali, ma anche scientifici europei. Nel 1508 Vespucci assume la cittadinanza spagnola e dirige la scuola navale della potente casa del commercio transoceanico. Istruisce i piloti professionisti e redige la carta ufficiale delle terre scoperte, aggiornandola costantemente sulla base delle relazioni che i naviganti sono obbligati a fornire a Vespucci. Alla sua morte, per confermarne il prestigio personale, gli succederà il nipote Giovanni. A differenza dell'amico Colombo, Vespucci non ha guidato spedizioni, ma la sua cultura gli ha consentito di tradurre l'esperienza in dati scientifici divulgabili.

Redazione Nove da Firenze