Messaggio del presidente Martini alla famiglia di Enzo Baldoni

Redazione Nove da Firenze
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27 agosto 2004 13:00
Messaggio del presidente Martini alla famiglia di Enzo Baldoni

Firenze- Cordoglio alla famiglia di Enzo Baldoni, il giornalista freelance rapito e assassinato dall’Esercito di Liberazione dell’Islam. Ieri sera la tv qatariota al Jazira ha annunciato che i rapitori del giornalista avevano documentato con un video di averlo ucciso. Oggi alle Olimpiadi la nazionale irachena di calcio porterà il lutto al braccio in segno di solidarietà con l`Italia per l`uccisione del giornalista.
“La barbara uccisione di Enzo ha riempito di angoscia il cuore di tutti coloro che condividevano le sue scelte ed il suo impegno per la pace e la verità.

Enzo era in Iraq non per una guerra ma per aiutare le vittime e raccontare quello che accadeva.” Il presidente della Regione Toscana, Claudio Martini, ha espresso così, in un telegramma inviato ai familiari, il profondo cordoglio suo e dell’intera Toscana per l’assassinio di Enzo Baldoni. “La sua uccisione – prosegue Martini - è un delitto orribile e un grande momento di dolore in questa assurda guerra. A noi che restiamo – conclude il suo messaggio il presidente - rimane il compito di onorare il suo impegno e il suo ricordo proseguendo in quel sentiero di pace e cooperazione che Enzo stava percorrendo”.
"Il nostro primo pensiero -ha detto il Capogruppo di Forza Italia a Palazzo Vecchio, Paolo Amato- va alla famiglia del giornalista ucciso.

Ci auguriamo che, alla ripresa dei lavori , il Consiglio Comunale voglia onorare nel dovuto modo la figura di Enzo Baldoni, italiano e uomo di pace." Così il Gruppo di Forza Italia in Consiglio Comunale esprime pietà e cordoglio per la morte di Enzo Baldoni. Il terrorismo - ha continuato Amato -non si ferma davanti a niente e nessuno. L'impegno umanitario, infatti, non è stato sufficiente a Enzo Baldoni per avere salva la vita. E' dovere, perciò, di tutti noi continuare nella lotta contro il terrorismo.

Bene ha fatto il Governo a non cedere al ricatto e a decidere di rimanere in Irak, per contribuire attivamente al processo di pacificazione e di democratizzazione dei quel Paese che il terrorismo vuole destabilizzare e condannare all'arretratezza."

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