Alta Velocità a Firenze: un caso di deriva della potestà istituzionale del Consiglio comunale

Redazione Nove da Firenze
Redazione Nove da Firenze
28 luglio 2004 12:25
Alta Velocità a Firenze: un caso di deriva della potestà istituzionale del Consiglio comunale

Un nuovo documento sull’Alta Velocità a Firenze: la decisione di far viaggiare tutto su strada circa mezzo milione di tonnellate di terra di scavo contraddice sia le indicazioni della Direzione Urbanistica del Comune sia la volontà del Consiglio comunale, che le aveva fatte proprie con la Delibera 865 del 20 ottobre 2003.

Il nuovo Consiglio riapra la partita dell’Alta Velocità, chiede Idra agli eletti. L’esecutivo rispetti il mandato ricevuto, chiede Idra all’assessore alla Partecipazione Cristina Bevilacqua.

Idra denuncia un caso pericoloso di deriva della potestà istituzionale del Consiglio comunale di Firenze: con un atto relativo alla progettazione per l’Alta Velocità, il 20 ottobre scorso la massima assemblea cittadina aveva deliberato (Deliberazione n.

865) di “impegnare il Sindaco o il suo delegato a rappresentare – in sede di Conferenza dei Servizi – le valutazioni e suggerimenti contenuti nella relazione istruttoria del Servizio Pianificazione e Grandi Progetti”, allegata alla deliberazione stessa e definita “parte integrante e sostanziale” dell’atto.

Cosa era scritto nella Relazione istruttoria sulla stazione T.A.V. di Firenze e sull’opera di scavalco fra Rifredi e Castello, redatta dalla Direzione Urbanistica del Comune di Firenze e firmata a quattro mani dagli architetti Marcello Cocchi (dirigente del Servizio Pianificazione e Grandi Progetti) e Rinaldo Hoffmann (P.O.

Nodo A.V. e Mobilità)? Nel capitolo dedicato alle “Valutazioni sugli aspetti della cantierizzazione”, la Direzione Urbanistica – nel formulare le proprie “Osservazioni al progetto della Variante imbocco nord e scavalco” - asseriva testualmente: “È notevole l’impatto sulla viabilità cittadina causato dall’elevato transito di veicoli pesanti, previsto dal progetto, pertanto [...] lo smaltimento delle terre di scavo dovrà avvenire per ferrovia, con le stesse modalità adottate per la stazione A.V.”.

Le cose sono andate in tutt’altro modo, come è noto da qualche giorno: due mesi dopo il mandato ricevuto dal Consiglio, il 23 dicembre 2003, l’assessore all’Urbanistica firmava a Roma un’apposita e pericolosissima deroga alla disposizione contenuta nell’Accordo Procedimentale del 1999 (accordo che prevedeva il trasporto dei materiali di risulta esclusivamente su ferro).

Si intitola “Integrazione all’Accordo procedimentale del 3 marzo 1999”, è stata sottoscritta oltre che dal Comune di Firenze anche dalla Provincia (rappresentata dall’assessore Luciana Cappelli), dalla Regione Toscana (rappresentata dall’assessore Riccardo Conti) e da RFI, e così recita all’articolo 5 (“Materiali di risulta”): “Per quanto riguarda l’imbocco Nord, compresa l’opera di scavalco [...] il trasporto dei materiali di scavo e l’approvvigionamento dei materiali potrà essere effettuato con mezzi gommati sulla base di un apposito piano di mobilità approvato dal Comune di Firenze”.

Si tratta di 90.200 mc di calcestruzzo, 31.400 mc di inerti, 10.000 ton di acciaio, 307.000 mc di smarino, e di un volume imprecisato di fanghi di risulta e di detriti di demolizione.

L’apparente difformità sostanziale rispetto al mandato conferito al sindaco dal Consiglio comunale risulta essere passata inosservata anche in Sala de’ Dugento. Ecco perché, nella prima giornata operativa del rinnovato Consiglio comunale, Idra sottopone il caso ai suoi membri, e scrive loro chiedendo che, previa verifica, “la decisione assunta dall’esecutivo cittadino lo scorso dicembre venga ridiscussa in tutti i suoi termini, di forma e di contenuto, e venga sottoposta al vaglio e alla valutazione del Consiglio, con procedura d’urgenza, alla riapertura dei lavori il prossimo settembre, unitamente all’intera materia del progetto di sottoattraversamento AV della città, in perenne metamorfosi apparentemente fuori controllo”.

All’assessore alla Partecipazione democratica Cristina Bevilacqua, Idra chiede di “dare un primo immediato segnale di apertura nei confronti della società civile esprimendo una valutazione indipendente sull’accaduto, valorizzando nell’ambito della giunta la cultura dell’impegno a far tesoro delle valutazioni degli uffici tecnici competenti e delle volontà del Consiglio comunale, supportando ogni futura iniziativa del Consiglio orientata a garantire la pienezza dell’esercizio della sua potestà istituzionale”.

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